Roma è la città che vanta il maggior numero di obelischi al mondo: ben 13 tra originali egizi e imitazioni romane, più di quante ne conservi oggi l'intero Egitto. Monumenti vecchi fino a 3.500 anni, trasportati attraverso il Mediterraneo, abbattuti, sepolti e rialzati - la loro storia è quella stessa di Roma.
a.C. Il più antico
In prevalenza egiziani, questi singolari monumenti furono trasportati nella Città Eterna per volere degli imperatori dei primi secoli dopo Cristo, spesso a bordo di navi appositamente costruite - imprese logistiche straordinarie per l'epoca.
Alcuni obelischi furono invece realizzati in epoca romana con lo stesso granito rosa estratto dalle cave di Assuan usato dagli Egizi, privi di iscrizioni oppure con geroglifici copiati - non senza errori - dai modelli dell'epoca faraonica. Una curiosità rivelatrice: gli scalpellini romani non conoscevano il significato dei segni che incidevano, il che rende questi "falsi" uno straordinario documento di come Roma guardasse all'Egitto con ammirazione e, al tempo stesso, superficialità culturale.
In Egitto gli obelischi avevano un profondo significato religioso e celebrativo della regalità del Faraone - erano considerati raggi del sole pietrificati, sacri al dio Ra. A Roma invece, trasformati in simboli di potere e di vittoria, venivano adoperati per abbellire circhi, templi e tombe, trascurando del tutto le iscrizioni originali.
Il Lateranense - il più antico e il più alto
Il più antico e più alto obelisco di Roma, è anche l'obelisco egizio più alto del mondo ancora in piedi: 32,18 metri senza basamento, 45,70 con il piedistallo, circa 230 tonnellate di granito rosso di Assuan. In origine sorgeva davanti al Tempio di Amon a Karnak: fu avviato dal faraone Tutmosi III e completato dal nipote Tutmosi IV (XV secolo a.C.).
Nel 357 d.C., l'imperatore Costante II - costruendo una nave speciale per il trasporto - lo fece collocare al centro del Circo Massimo. Crollato nel Medioevo, fu riportato alla luce nel 1587 in tre pezzi e ricomposto per volere di Sisto V.
Il Flaminio - Piazza del Popolo
Secondo più antico di Roma (23,91 m, 36,43 con basamento), fu portato a Roma da Augusto nel 10 a.C. direttamente da Eliopoli come trofeo della conquista dell'Egitto dopo la vittoria su Marco Antonio e Cleopatra. Decorava il Circo Massimo insieme all'obelisco di Montecitorio. Entrambi caddero con l'abbandono del circo e furono restaurati e ricollocati da Sisto V alla fine del XVI secolo.
Il Vaticano - Piazza San Pietro
Il più famoso obelisco di Roma, alto 25,46 m (40,28 con basamento e croce), è l'unico che non sia mai caduto nel Medioevo - rimasto in piedi per circa 1.500 anni ininterrottamente. L'imperatore Caligola lo fece trasportare da Eliopoli nel 37 d.C. per decorare il Circo di Nerone.
La nave colossale costruita per il trasporto - la più grande mai varata per un monumento nell'antichità - non fece più ritorno: affondata deliberatamente con oltre 1.000 tonnellate di zavorra e pozzolana, divenne la base dell'isolotto su cui fu eretto il faro del porto di Claudio (Portus Romae), simile per concezione a quello del porto di Leptis Magna nell'odierna Libia.
Il Campense - La meridiana di Augusto
Del faraone Psammetico II (VI sec. a.C.), fu portato a Roma da Augusto per utilizzarlo come gnomone di un'enorme meridiana ideata da Agrippa: la guglia era posizionata in modo che la sua ombra cadesse al centro esatto dell'Ara Pacis nel giorno del compleanno dell'imperatore. Un orologio solare a scala urbana - uno dei più grandi mai realizzati nell'antichità.
Gli obelischi dell'Iseum Campense
Un certo numero di piccoli obelischi - circa 4,5-6 metri di altezza - provengono dall'Iseum Campense, il grandioso Tempio di Iside e Serapide in Campo Marzio. Di quest'imponente struttura non rimane che il ricordo, ma i suoi obelischi sono stati ricollocati al centro delle piazze più caratteristiche di Roma.
Uno di questi è il famoso "Pulcin della Minerva": l'elefantino progettato da Bernini nel 1667 che trasporta un obelisco dell'epoca di Ramses II alle spalle del Pantheon. L'elefante fu scelto come simbolo di sapienza - capace di sostenere il peso dell'antichità. Di fronte al Pantheon, un secondo obelisco di uguale provenienza - datato anch'esso a Ramses II (1279-1213 a.C.) - troneggià sulla fontana tardo-rinascimentale.
Meno conosciuto è il piccolo obelisco di Villa Celimontana al Celio, già parte della collezione privata della famiglia Mattei, datato anch'esso all'epoca di Ramses II. Una quarta piccola guglia è l'Obelisco Dogali, oggi presso le Terme di Diocleziano: poggià su un monumento a ricordo dei 500 soldati italiani caduti nella battaglia di Dogali (Eritrea, 1 febbraio 1887), primo grande scontro dell'espansione coloniale italiana in Africa.
Un altro obelisco di uguale provenienza si trovava nei giardini di Villa Medici (Accademia di Francia) al Pincio, fino al 1790, quando fu portato a Firenze, dov'è tuttora. Nel XIX secolo fu realizzata una copia in sostituzione dell'originale.
Gli obelischi "romani" - I falsi d'autore
Uno dei più famosi è l'Obelisco Agonale (16,54 m, 30,17 con la fontana) che corona la Fontana dei Fiumi del Bernini in Piazza Navona (1651), collocato sull'area dello Stadio di Domiziano. Presenta la curiosa particolarità di essere decorato da geroglifici "falsi" copiati con errori grammaticali da scalpellini romani - una citazione colta e imprecisa allo stesso tempo.
Ugualmente "simil-egizio" è l'Obelisco Sallustiano (13,91 m) in cima alla scalinata di Piazza di Spagna / Trinità dei Monti, in origine collocato negli Horti Sallustiani (I sec.) ed eretto nell'attuale sede solo nel 1789.
L'obelisco nei Giardini del Pincio è invece una riproduzione romana dell'epoca di Adriano (118-138 d.C.), realizzata in onore del favorito imperiale Antinoo, giovane greco divinizzato dopo la morte. Due obelischi gemelli anepigrafi decoravano invece il Mausoleo di Augusto in Campo Marzio: per volere di Sisto V, uno si trova oggi in Piazza dell'Esquilino (davanti all'abside di Santa Maria Maggiore) e l'altro in Piazza del Quirinale, davanti alla sede del Presidente della Repubblica.
La Stele di Axum - l'intruso africano
Il tredicesimo obelisco che ha fatto parte del paesaggio romano è anche il più anomalo: non egiziano, non romano, ma etiopico. La Stele di Axum è una stele funeraria in pietra basaltica scura alta 24 metri e del peso di circa 160 tonnellate, realizzata tra il III e il IV secolo d.C. dagli abitanti del Regno di Axum - una delle grandi civiltà dell'antichità, crocevia commerciale tra Africa, Arabia e Mediterraneo, e primo regno cristiano dell'Africa.
A differenza degli obelischi egizi - sacri al sole e alla regalità del Faraone - le stele di Axum erano monumenti funerari, erette per segnare le tombe dei sovrani e dei nobili. La loro superficie riproduce decorazioni architettoniche di porte e finestre false, come se il monumento fosse la facciata di un palazzo per l'aldilà. Ad Axum ne furono erette oltre mille, la maggior parte ancora sepolte o distrutte.
Gli Obelischi del Novecento: l'eredità moderna
Roma ha smesso di essere spettatrice passiva nella storia degli obelischi molto prima del Novecento, ma è proprio nel quartiere dell'EUR — quel sogno razionalista che Mussolini volle costruire per l'Esposizione Universale del '42 — che troviamo le due guglie moderne più significative della città.
Il quartiere EUR ospita due delle più imponenti espressioni di scultura monumentale del XX secolo romano
Il primo è l'Obelisco a Guglielmo Marconi, fulcro prospettico della piazza omonima. Non si tratta di un semplice monumento commemorativo: il progetto fu pensato come un'antenna-radio pietrificata, un omaggio plastico all'invenzione che aveva cambiato le comunicazioni mondiali. Commissionato nel 1939 dal Ministero della Cultura Popolare allo scultore carrarese Arturo Dazzi, il colosso di marmo di Carrara raggiunse i suoi 45 metri d'altezza solo il 12 dicembre 1959 — vent'anni dopo l'avvio dei lavori, interrotti dalla Seconda Guerra Mondiale e ripresi soltanto in vista delle Olimpiadi di Roma del 1960. I 92 pannelli a rilievo che rivestono la stele raffigurano danze, canti, preghiere e paesaggi naturali: un catalogo lirico delle scoperte dell'inventore, con una resa stilistica che cambia visibilmente tra i pannelli degli anni '40 — levigati e accademici — e quelli degli anni '50, più espressivi e materici.
A poche centinaia di metri, in Piazzale Pier Luigi Nervi, si erge la risposta del XXI secolo al mito della guglia: l'Obelisco “Novecento” di Arnaldo Pomodoro, inaugurato il 23 ottobre 2004 alla presenza del sindaco Walter Veltroni. Commissionato dal Comune di Roma per il Giubileo del 2000, l'opera in bronzo si staglia per 21 metri d'altezza e 7 di diametro alla base, per un peso totale di 88 tonnellate. Non è un cono ma una spirale crescente avvolta attorno a un asse cilindrico centrale: sulla superficie si alternano solidi geometrici, sagome astratte, fratture e incavi che simboleggiano le contraddizioni di un secolo denso come il Novecento. All'interno, la struttura è cava e ospita un sistema di illuminazione scenografica che ne esalta la verticalità nelle ore notturne.
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